Intervento di Gianfranco Fini alla convention nazionale di Futuro e Libertà di sabato 17 marzo a Pietrasanta

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Convention nazionale Futuro e Libertà, Pietrasanta

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Fini: «Non chiamateci partito. Le percentuali? Chi se ne importa»

«Organizzazione, non nomenclature. Non chiamateci partito. Cinque, sette per cento: chi se ne importa, conta rischiare». Così Gianfranco Fini nel suo intervento a conclusione della convention di Pietrasanta. In  cui entra a gamba tesa nel merito della proposta politica di Futuro e Libertà. «Cercate di far rimanere Fli così  come è nato. Per favore, non chiamatelo partito: certo, serve l’organizzazione, ma troppe volte i partiti finiscono per essere nomenklatura. Lo spirito deve essere quello di un grande movimento, che cerchi di essere futurismo dei tempi moderni». Non quindi una corsa alla percentuali, «chi se ne importa», serve tornare a essere «sale e pepe nella minestra, non contano cinque o sei deputati in più».

Lo spirito, aggiunge, deve essere quello di un movimento che non argini le possibilità di «crescere e dialogare con la società. Dobbiamo avviare una stagione di patriottismo repubblicano, ed essere insieme ad altri, in un’azione plurale, protagonisti di una nuova fase costituente». Chi ha più filo da tessere tesse, per questo invita a mettere le idee in campo, «essere umili e determinati, non sentirci i migliori né avere complessi». La costituente del nascente polo nazionale «non è l’atto terminale del percorso di Fli, Fli ci sarà ancora e non c’è alcun rischio di scioglimento. Ma serve un forte movimentismo in quest’area da costruire. Dobbiamo rischiare, navigare in mare aperto, dobbiamo essere co-protagonisti della nuova fase del patriottismo repubblicano».

Con la costituente che si aprirà dopo le amministrative per dar vita al ‘patto repubblicano’ «dobbiamo avviare la stagione del patriottismo repubblicano, dobbiamo sentirci co-protagonisti della fase costituente, per dar vita a un polo per la nazione, a un patto per l’Italia o della nazione. Possiamo giocare la nostra partita, abbiamo un grande raggio d’azione». «Non c’è alcuna ipotesi di scioglimento , Fli c’è e ci sarà, ma dobbiamo essere coprotagonisti insieme a tanti altri di un movimento per modernizzare la Repubblica con l’amore per la nostra Italia, con quel patriottismo repubblicano e modernizzando la Repubblica come ha iniziato a fare Monti». E poi la stoccata nella direzione di una nuova moralità per chi fa politica: «Chi è condannato in primo grado per reati contro la Pubblica Amministrazione in lista non ci va. Questa la nostra proposta, per ragioni di opportunità più che di legge».

C’è una nuova questione morale che torna, ha sottolineato il «invito gli ‘uomini di legge’ di Fli ha lavorare e considerare una proposta di questo tipo: con una condanna definitiva un funzionario del P.a. non mette più piede nella P.a. Non mi riferisco solo ai vertici della Pubblica amministrazione, ma anche a quel medico che prende la mazzetta per favorire un cliente. Bisogna colpire duramente la corruzione: nel momento in cui si sbaglia le porte diventino irrimediabilmente chiuse. E se questo vale per la P.a., «deve valere ancor di più per la politica. Ecco la nostra proposta: chi è condannato in primo grado per un reato contro la P.a. in lista non ci va. Chiediamo le firme in calce a questa proposta, chiediamola agli amici del Polo nazionale e alle altre forze politiche».

Un passaggio lo dedica anche alla questione del lavoro: sarebbe stato «più coraggioso e innovativo del punto compromissorio individuato» sull’articolo 18 «se per i neo assunti si fosse cambiato davvero registro e l’articolo 18 fosse rimasto in vita solo per il licenziamento discriminatorio». e invitando il governo a procedere comunque sulla riforma senza subordinarla all’intesa tra e con le parti sociali: «Se il governo è tra due fuochi, di sindacato e datori di lavoro, è difficile trovare un’intesa. Il governo agisca nel nome dell’interesse generale, agisca come sulle pensioni, dove se la proposta fosse stata subordinata all’ intesa tra le parti sarebbe stata rinviata di altri dieci anni».

«È retrogrado chiedersi all’interno della nuova stagione quale saranno le leadership – aggiunge -  se vogliamo pensare al futuro dell’Italia evitiamo di dar vita a logiche che al di là delle volontà limiterebbero la possibilità di dialogare con la società, dobbiamo modernizzare la Repubblica, dobbiamo spingerci in avanti, consapevoli che l’identità non è un museo«. Per dar vita alla stagione del patriottismo repubblicano, non bisogna cadere nella trappola dei partiti, per questo, sottolinea, «il vizio dei partiti è quello di considerare se stessi migliori degli altri, mentre Fli deve essere “coprotagonista” per il nuovo Polo, senza sentirsi migliore o peggiore degli altri». E conclude con un appello: «Dobbiamo organizzare un progetto, non difendere un’ideologia, questa  la ragion d’essere di Fli. La politica non è la ripetizione un po’ stanca di vecchie logiche ideologiche. Possiamo giocare la nostra partita, abbiamo un grande raggio d’azione»

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Della Vedova: «Cosa futura aperta a tutti, tecnici e società»

«Non possiamo fermarci qui, o tirare i remi in barca. Il progetto di Fini per un centrodestra in Italia di stampo europeo comporta un partito che sia moderno, riformatore e quindi basato sulla serietà, i diritti, la cultura, l’integrazione». Così il capogruppo di Fli alla Camera, Benedetto Della Vedova, nel suo intervento alla convention nazionale di Pietrasanta. «Sono d’accordo con Menia -ha aggiunto- non è l’opzione centrista che dobbiamo cercare. Non si pensi in futuro allo scioglimento del partito ma non mettiamo limiti alla provvidenza: magari riuscissimo a fare un rassemblement, una confederazione,

ma non ingabbiamoci nelle formule, insomma una cosa grande da realizzare con Fini, Casini, Rutelli, Lombardo ma anche esponenti dell’attuale governo, dell’imprenditoria, del volontariato e dell’associazionismo». Spazio poi anche a un passaggio sui diritti civili. «Alfano decida ciò che vuole fare da grande: ad Orvieto ha scelto di usare come tema per dare un connotato al suo partito il no alla famiglia gay. So che anche tra noi ci sono opinioni diverse ma non si può dire che essere contro i gay è un dato che può connotare un partito».

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Il dado è tratto: senza paure, in cammino verso il Nuovo polo senza paure

di Potito Salatto*
Due anni fa circa, di fronte all’inevitabile rottura di Gianfranco Fini con Silvio Berlusconi, molti di noi dissero: “Alea iacta est”, ovvero il dado è tratto. Si diede vita così a quel cammino nel deserto che costò a noi tutti sacrifici, rinunce, tradimenti, aggressioni mediatiche quotidiane di inaudita violenza. La fermezza e l’orgoglio che in tutti noi prevalsero portò alla nascita di Futuro e libertà, con la consapevolezza che l’audacia avrebbe premiato le nostre ragioni. E così è stato.
Oggi, con l’uscita di scena del Cavaliere, anche il berlusconismo che tanti danni ha arrecato al Paese, è archiviato. Con la sua fine ci si avvia inevitabilmente alla conclusione della cosiddetta Seconda Repubblica. Il Governo Monti, infatti, ha già dato vita alla nascita di quella che verrà definita la Terza Repubblica.
Si tratta ora di dare corpo a una ristrutturazione complessiva dell’Italia dal punto di vista economico, sociale, morale, politico, istituzionale. Come farlo? La lungimiranza di Fini e l’intelligenza di Casini hanno individuato la rotta. Pietrasanta, con il suo ampio dibattito, ha offerto contenuti e forma di un soggetto politico tutto da costruire, andando al di là dell’attuale Terzo Polo con pari dignità tra i promotori, salvaguardando le identità di ognuno. Non si tratta certo di archiviare frettolosamente questa esperienza che ha dato i suoi benefici frutti al Paese sostenendo un quadro politico (il Governo Monti) che in soli 100 giorni già sta mostrando segnali positivi per la ripresa del Paese. Si tratta piuttosto di allargare i suoi confini aprendosi alla società civile, ai giovani, alle donne, a quanti vogliono riscoprire un volontariato di ideali e passioni in grado di ridare autorevolezza alla Politica, quella concreta, fatta di persone oneste che si cimentano nel gestire la res publica in favore di tutti i cittadini.
Soprattutto noi e l’Udc, per la storia di ognuno, possiamo essere in alcuni casi distinti, ma certo siamo distanti dal Pdl per come oggi è configurato e alternativi alla sinistra.
Nel Parlamento europeo e all’interno del Ppe io e il collega Salvatore Tatarella ci siamo già riusciti, costituendo un’unica delegazione di otto eurodeputati formata da Udc, Fli e Svp. Insomma, abbiamo solo bisogno di individuare un progetto complessivo per la nostra Italia nel contesto europeo e internazionale; necessitiamo di un contenitore “centrale” (come giustamente definito da Fini e Bocchino nel corso del dibattito di Pietrasanta), non “centrista”, affascinato dalla politica dei due forni.
Non mi interessa sapere oggi come ci chiameremo, certo dobbiamo avere regole diverse dai partiti come li abbiamo conosciuti fin qui (tesseramenti più o meno spontanei, congressi spesso precostituiti, correnti, cerchi magici, corpi celesti, eccetera), adeguate ai nuovi tempi con quella più ampia e reale partecipazione che consente di dare un senso alla meritocrazia. Via le ideologie (non gli ideali), sì a programmi concreti sui quali confrontarsi certo, ma poi da realizzare in concreto nell’interesse del Paese. Facciamo nostra l’esortazione del presidente Napolitano: “Ci vuole più qualità e moralità”.
Questo sarà un cammino non certo facile, a volte tortuoso, ma è nostro dovere affrontarlo con coraggio, razionalità, affidabilità. Il 2013 sarà l’anno decisivo per il via libera alla Terza Repubblica. Non importa se le imminenti elezioni amministrative si svolgeranno spesso con improvvide disarticolazioni tra i partner del Terzo Polo in nome della giusta autonomia locale. Importante è che dopo questa tornata, tutto si uniformi secondo una strategia di più ampio e lungo respiro nazionale. Ecco, con questa seconda fase di Futuro e libertà, apertasi a Pietrasanta, possiamo dire a Fini e a noi stessi: “In hoc signo vinces”…
*eurodeputato di Fli-Ppe

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Con gli elettori, non con gli eletti: così il Nuovo polo esce dal labirinto

di Federico Brusadelli

Tra le tante – e poco invidiabili – peculiarità che le vengono riconosciute, la politica italiana ne ha una, in particolare, che sconfina talvolta nella genialità. È l’arte di rendere complesso ciò che è semplice, ingarbugliato ciò che è lineare, incomprensibile ciò che dovrebbe essere elementare. Di avvolgere in un groviglio di spirali le architravi della democrazia parlamentare, ricoprendo il meccanismo fondamentale della polis (ovvero la presentazione ai cittadini-elettori di un progetto comune e delle persone che dovrebbero realizzarlo) di sovrastrutture ideologiche, storico-culturali, talvolta metafisiche. Una sfrenata creatività barocca che partorisce illusioni ottiche, labirinti di specchi, teatri dell’inganno.

Prendete, ad esempio, il dibattito interno al Nuovo polo che sta accendendo gli animi in questa fase così delicata della vita pubblica italiana (ma lo stesso potrebbe dirsi per il Pd o il Pdl).

Che facciamo? Andiamo con la sinistra? Aspettiamo che si spacchi il Pd? O aspettiamo che si spacchi il Pdl? Prendiamo i voti di là o di qua? E i “nostri”? Come lo spieghiamo ai “nostri”, che dovranno far spazio anche ad altri? Accettiamo i “pentiti” del berlusconismo o chiudiamo a chiave porte e finestre? Ma poi siamo di destra, di centro o di sinistra? A chi ci rifacciamo? Chi sono i nostri padri nobili? A quale filone ci ricolleghiamo? Chi sono gli ortodossi e chi gli eretici? Qual è la linea?

E poco importa che Gianfranco Fini, Pierferdinando Casini e Francesco Rutelli abbiano ripetuto all’incirca ogni settimana che non contano le identità ma i progetti, che è ora di fare “tabula rasa” e di riscrivere le categorie della politica, che i partiti per come li abbiamo conosciuti finora non hanno senso di esistere. Il dibattito sul “sesso degli angeli” non conosce requie.

Eppure la soluzione sarebbe così semplice. Parlare agli italiani e non ai “politici”. Concentrarsi sugli elettori di domani e non sugli eletti di ieri. Sì, sembra un po’ l’uovo di Colombo ma in fondo è l’unica cosa da fare, per un soggetto politico nuovo che intende dar voce alle istanze di tutto il paese, e non solo di quelle sparute minoranze che ancora passano il tempo a chiedersi “chi siamo”, “da dove veniamo” e “come ci chiamiamo”.

Le alleanze tra apparati in dismissione, le migrazioni di dirigenti e di pacchetti di tessere, le discussioni sui simboli e sulle “eredità”, il dibattito sulla destra e sulla sinistra, la metafisica delle appartenenze: contorsioni che rischiano di trasformare il disegno del Nuovo polo in una illusione ottica uscita dalla penna di Escher.  Delineare un progetto per l’Italia, spiegarlo agli italiani e presentare un gruppo di persone che sia in grado di realizzarlo. Questo, non altro. Meno barocco e più umanesimo.

Molto semplice, in fondo. Ma non per partiti che finora hanno fatto molta accademia e poca, pochissima politica.

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Quelli che a Mirabello ci accusavano di eresia…

di Filippo Rossi

Ancora su destra e sinistra, ancora sul progetto di Futuro e libertà, ancora su quel che sarà la strada futura di una scelta politica, per quelli chi non hanno capito finora. Perché più si va avanti in questa avventura culturale e più noi del futurista ci rendiamo conto di una realtà solo in apparenza sorprendente. L’abbiamo detto più volte ma sentiamo l’obbligo di ridirlo per quante volte servirà. E lo diremo sempre più brutalmente, senza tentare di mettere d’accordo tutti, senza cercare di indorare la pillola.

I fatti sono questi: troppa gente dentro Futuro e libertà è arrivata senza aver capito che quel che doveva nascere era un movimento d’opinione e non un apparato burocratico in grado di salvaguardare piccole o grandi posizioni di potere; in troppi sono arrivati solo perché non avevano spazio altrove; in troppi sono arrivati per una sorta di riflesso condizionato, di pigrizia mentale che li ha portati alla convinzione che niente di nuovo era stato fondato, che Fli era la semplice prosecuzione della storia (o una preistoria) precedente. Troppi burocrati, poche persone.

In questi mesi ci siamo imbattuti in gente che pensava di stare nel vecchio Movimento sociale italiano; in chi pensava di essere ancora in Alleanza nazionale; in gente che storceva il naso a sentir parlare di diritti civili, di primato della persona, di laicità, d’integrazione. Siamo entrati in sezioni con gente che diceva “negri” e “froci”.

La raccontiamo tutta: a settembre ci siamo trovati a Mirabello in un ambiente ostile con gente che ti guardava male perché il futurista era troppo poco di destra, con gente che ti considerava un eretico fuori linea. Era, paradossalmente, lo stesso ambiente che circondava Farefuturo o il Secolo d’Italia di Flavia Perina e Luciano Lanna ai tempi del Popolo della libertà. Gli sguardi e le parole erano gli stessi che ci riservavano i vari Gasparri-La Russa-Alemanno. Eppure – è il caso di ricordarlo per l’ennesima volta – Gianfranco Fini era stato molto chiaro: non siamo qui a fondare un An in sedicesima; siamo qui per andare oltre gli steccati ideologici del Novecento; siamo qui per abbattere i muri dell’incomprensione; siamo qui per parlare alle nuove generazioni con il linguaggio della contemporaneità; siamo qui per ricucire il paese, oltre le dicotomie del novecento; per gettare le basi di un rassemblement repubblicano che rimetta in moto l’Italia.

E lo ripete ogni volta, fino alla noia: «NON SI FA POLITICA CON LO SPECCHIETTO RETROVISORE». Tutti applaudono e poi il giorno dopo ricominciano da capo, come se quelle parole non fossero state dette, come se fossero acqua fresca. Come se le decisioni prese fossero solo specchietti per le allodole, come se la strada fatta fosse un circuito senza via d’uscita, un eterno ritorno intellettuale.

Malafede politica? Pigrizia intellettuale? Conservatorismo psicologico? Semplice opportunismo? A questo punto non sappiamo darci una risposta. Ma sappiamo, orgogliosamente, che la linea editoriale di Ffwebmagazine prima e del futurista dopo ha saputo essere avanguardia su sentieri politici ancora inesplorati. È quello che abbiamo fatto e quello che continueremo a fare. Senza aver paura di tanti piccoli impiegati della politica, senza farsi frenare da chi – per dirla ancora con Gianfranco Fini – ha ancora bisogno della coperta di Linus.

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Ciao Mirko!

Giungono molti messaggi di cordoglio alla famiglia che verranno consegnati in questi giorni tramite il gruppo di Futuro e Libertà Bergamo.

Chi volesse può ancora farlo scrivendo una mail a coordinamento@flibergamo.it

Domattina, alle ore 11.30 ci troveremo come gruppo di Futuro e Libertà insieme al nostro Presidente Gianfranco Fini dinnanzi alla camera ardente, allestita in via Locatelli, nella ex sede di Alleanza Nazionale.

Le esequie avranno luogo il 2 Gennaio, partendo dalla camera ardente di via Locatelli, passando alle ore 11 da Palazzo Frizzoni, sede del Comune di Bergamo. I funerali saranno celebrati alle 12 nella chiesa parrocchiale di San Bartolomeo.

 

tremaglia

Chi volesse lasciare un messaggio può continuare a farlo.

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Ciao Mirko

Con Grande dolore salutiamo l’amico Mirko Tremaglia.

Sarà possibile, fin da subito, mandare un messaggio alla famiglia tramite i nostri canali web.

 

tremaglia

Clicca qui, provvederemo a stampare tutti i messaggi di cordoglio e consegnarli alla famiglia.

Non appena avremo maggiori informazioni circa le esequie, aggiorneremo questo post.

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Bossi ad Albino per rilanciare la secessione

Ci avevano promesso la secessione, ma ci hanno regalato la recessione.

Tante grazie, caro Umberto. Dopo aver assecondato Silvio, su moltissime cose, ritrovi la verginità politica.

Ma dato che la storia non si dimentica, pubblichiamo i dati di presenza (meno del 5% al parlamento, altro che terroni che non lavorano mai) alle sedute del parlamento e le votazioni maggiormente significative:

 

Bossi contro i poteri forti, che sono anche suoi.

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Buon Natale

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"Tangente a Nicoli per pagare le tessere del Pdl in Lombardia"

da Repubblica.it – Milano

Parla il funzionario dell’Arpa arrestato col pacco dei soldi per l’ex vicepresidente del Pirellone
Che lascia l’aula del Consiglio regionale ottenendo una buonuscita che arriverà a 400mila euro

di ANDREA MONTANARI e EMILIO RANDACIO

"Tangente a Nicoli per pagare le tessere del Pdl in Lombardia"

«La tangente doveva coprire i costi del tesseramento del Pdl in Lombardia». Giuseppe Rotondaro, il funzionario dell’Arpa finito in carcere per tangenti a fine novembre, ha dato questa spiegazione a quei 110mila euro ricevuti a fine settembre da un imprenditore bresciano, l’industriale dell’asfalto Pierluca Locatelli. Queste parole sono contenute nel verbale che Rotondaro ha reso la scorsa settimana davanti al gup milanese Elisabetta Mayer. Proprio nel capoluogo il filone dell’inchiesta sulla corruzione è stata trasferito per competenza territoriale. Il funzionario Arpa, sospeso attualmente dal servizio, è stato immortalato dai carabinieri mentre, fuori dall’autostrada, ritirava un pacco destinato all’ex vicepresidente del consiglio regionale, Franco Nicoli Cristiani.

Il denaro è stato poi recuperato al momento dell’arresto, in casa dell’ex numero due del Pirellone. Ora, secondo Rotondaro, che ha comunque negato di aver ricevuto altre mazzette, quei soldi contenuti in una cassetta di vini sarebbero stati utilizzati dall’esponente del Pdl per le spese del tesseramento del partito iniziato proprio nel settembre scorso. Il funzionario Arpa, affiancato dai legali, Giuseppe Lucibello e Rosario Minniti, domani verrà ascoltato dai pm Paolo Filippini. Nel frattempo il consiglio regionale ha formalmente accettato le dimissioni di Nicoli Cristiani anche da consigliere regionale del Pdl, dopo quelle già presentate da vice presidente dell’aula. Se ne andrà con una buonuscita di 400mila euro (fra trattamento di fine rapporto e altro) come risulta dalla voce del bilancio di previsione 2012 approvata dall’aula “Oneri per indennità di fine mandato e restituzioni di contributi”, che in un primo tempo prevedeva una spesa di 270mila euro, ai quali se ne sono aggiunti altri 130mila.
Al posto dell’ex assessore regionale arrestato con l’accusa di corruzione è subentrato Vanni Ligasacchi, risultato il primo dei non eletti nel collegio di Brescia. Il nuovo entrato in passato era già stato eletto, ma nelle fila di An. Il Pdl, invece, non riesce ancora a mettersi d’accordo sul candidato per la vicepresidenza tra Carlo Saffioti e Margherita Peroni. Oggi, con ogni probabilità, il presidente del consiglio regionale Davide Boni (Lega) sarà costretto a rinviare al prossimo anno le decisioni sui tagli ai costi dell’ufficio di presidenza per colpa dell’assenza dei rappresentanti del Pdl. Nicoli Cristiani è stato arrestato il 30 novembre nella sua casa di Mompiano con l’accusa di corruzione e traffico illecito di rifiuti. Oltre a lui sono finite in manette altre nove persone tra politici, dirigenti e imprenditori (alcuni dei quali sono poi finiti agli arresti domiciliari).

(21 dicembre 2011) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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SuperMario e le insidie del parlamento

Il governo del Senatore Mario Monti è finalmente varato dopo una crisi veloce e fredda purtroppo non a seguito di nuove elezioni.
Le premesse sono tutte ottime, la squadra che si è scelto è sicuramente prestigiosa e rappresenta quella discontinuità che i mercati internazionali e l’opinione pubblica italiana e mondiale cercavano da tempo.
Sembra persino il governo di un’altra nazione, molto anglosassone con quel suo fare di basso profilo ma con l’indubbio prestigio dettato dal curriculum e la competenza dei suoi membri. Dovrebbe essere sempre così  per tutti i governi, persone preparate, pacate ma risolute e tecnici ed esperti competenti. Ci voleva molto poco a fare di più rispetto al governo di nani e ballerine di Berlusconi, ma a quanto pare si è riusciti a fare meglio.
Ora inizia un cammino irto di ostacoli che saranno purtroppo tutti e solo politici. Il paese è pronto ai sacrifici, ma la classe politica no. Tenere ferma la rotta e fare finalmente quelle riforme liberali e legislative che da troppo tempo giacciono nei cassetti delle forze politiche riducendo nel contempo tutti quegli sprechi e quelle aree grigie di privilegi che nei decenni la classe politica si è arbitrariamente attribuita sarà un’impresa titanica da far tremare i polsi tenuto conto che non si può chiedere al condannato di agevolare il lavoro del boia.
Ci si dimentica in questa nostra condivisa euforia popolare che la fine di un’epoca triste e degradante della politica non è ancora avvenuta perchè non ci sono state nuove elezioni e che l’attuale parlamento è composto in larga parte da deputati “nominati” dai partiti e dai potenti di turno, di faccendieri, ciarlatani e servi sciocchi, di oscuri signori delle tessere e dei voti di scambio e di beneficate da alcova. Tutti costoro dovranno fornire il loro appoggio incondizionato a un governo che se va tutto come deve andare e come l’europa  si aspetta  che vada dovrà dare un colpo mortale a un certo modo di intendere la politica. Sono quindi convinto che gran parte dei deputati Pdl e Lega e soprattutto gli ex ministri abbiano trangugiato di mala voglia l’amara medicina somministrata dal Presidente Napolitano in nome e per conto dell’Europa e si siano solo piegati ma non spezzati  e in cuor loro contano sul detto  “adda  passà a nuttata”.
Come terze colonne nemiche  daranno la fiducia al governo nell’immediato ma non appena le cose andranno meglio o meno peggio resteranno sempre in agguato pronti alla sommossa o allo sgambetto sui provvedimenti che più li danneggeranno.  L’hanno già promesso alcuni di loro esplicitamente dicendo ciò che è risaputo, ovvero che hanno il coltello dalla parte del manico.
Sarò pessimista ma non credo che ci sarà quella transumanza e divisione tra le varie anime del Pdl che garantirebbe una tranquilla navigazione del governo appena varato. Se si conoscono bene le storie dei parlamentari di quella formazione se ne deduce che moltissimi deputati per le più varie, strampalate e contrapposte ragioni hanno tutto l’interesse di rimanere attaccati alla greppia di Berlusconi.  Il loro obbiettivo è o di trarre tutto il vantaggio possibile o di essere rieletti alla scadenza.  Nessuna forza politica che abbia il senso della decenza del Terzo Polo o del Centro-sinistra sarebbe disposta a dar loro asilo perchè sono impresentabili. Chi si riprenderebbe ad esempio uno dei cosidetti  “Responsabili”? Oppure i vari “Colonnelli” ex-An che non hanno mosso un dito a difesa di Fini e hanno cercato in tutti i modi di affondare Futuro e Libertà alla nascita? E le Santanchè o Mussolini o Meloni o Gelmini in quale altra formazione politica potrebbero militare se non ormai nel Pdl?
Conti alla mano l’esercito di Berlusconi  e lui stesso sono ancora in campo, si curano le ferite, si ricompattano e si preparano alla battaglia e potrebbero nei prossimi mesi fare ancora molto danno al paese, per cui bisogna fin d’ora vigilare e mobilitarsi per sostenere questo governo che ci piaccio o no.
Da parte sua però il presidente Monti e il suo governo dovranno dare prova di fare ciò che finora per ben più di venti anni è stato sempre promesso e mai realizzato, non dovranno cedere ai ricatti o traccheggiare e non dovranno limitarsi a fare i curatori fallimentari dell’Italia berlusconiana.
La politica, anche quella con la P maiuscola faccia per ora tutta un passo indietro e un bagno di umiltà per tornare al prossimo appuntamento elettorale con  idee, programmi e soprattutto uomini e donne nuovi e preparati all’altezza di ciò che il paese ha bisogno in questa drammatica fase. Per i nani e le ballerine abbiamo già dato.
In bocca al lupo quindi a SuperMario, perché di un lupo si tratta.

Giorgio Puppi

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Nuova pagina nasce dal coraggio Fini

Fabio Granatadi Fabio Granata – La rivoluzione italiana, la fine politica di Berlusconi e l’apertura di una nuova pagina per la nazione, densa di incognite ma tutta da scrivere, nasce innanzitutto dal “coraggio di dire di no” di Gianfranco Fini e di chi lo ha seguito nella sua rottura irreparabile con Berlusconi e cio’ che ha rappresentato e nella lunga marcia nel deserto, intrapresa a Bastia Umbra”. Lo scritto nel proprio blog Fabio Granata, Vicecordinatore nzionale di Fli.

“Dopo più di un anno di battaglie parlamentari e politiche, quei semi – ha sottolineato- hanno dato il primo raccolto e un fondamentale e importante traguardo: liberare l’Italia da un potere arrogante, corrotto e privo di progetto per il bene comune. Per una volta a prevalere non e’stato il più spregiudicato e potente ma chi ci ha creduto e si è rimesso radicalmente in gioco, gettando sul tavolo in un sol colpo la posta più alta e la propria stessa possibilità di sopravvivenza politica. Ora si apre una nuova fase e noi voltiamo pagina,senza accanimenti o volontà di vendetta. Il percorso è lungo e ancora complesso e adesso bisogna sfoderare idee, volontà, progetti e, sopratutto, esempi per costruire una nuova Italia”.

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Lui trasloca…. diamogli una mano!

Dopo averci trasformato nello zimbello del mondo e fatto finire nel baratro economico ipotecando il futuro di molti giovani che si troveranno sulle spalle uno dei debiti più cospicui d’Europa diamogli una mano a traslocare…. al più presto!

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“NON SOLO UN VECCHIO CIARLATANO QUALSIASI”

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L’Eco di Bergamo–12 novembre 2011

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Mai parole più profetiche!

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Perchè il Premier vuole affondare l’Italia?

di Stefano Schiavi

Dimissioni a tempo determinato. Questo è quanto partorito dalla fervida mente del Cavaliere. Dopo i primi momenti di allegria ed euforia, però, si ragiona e… E si capisce che Berlusconi non ha affatto gettato la spugna ma intende gestire l’evidente crisi di governo a suo piacimento pilotando la sua uscita. Giorni utili per trattare, giorni utili per riorganizzare le scompaginate fila. Giorni utili che servono solo a lui per cercare di riprendere i “traditori”e imporre le elezioni anticipate a gennaio o febbraio.

Un errore del Colle che i mercati, che non dovrebbero mai gestire la vita politica di una nazione, stanno sottolineando con il superamento della fatidica soglia del 7%. Con lo spread sopra a 500.

Con la Bce che non acquista più titoli di Stato italiani. Con lo Stato che tassa le vincite al gioco del 6%. Con la Ue che ci chiede una ulteriore manovra correttiva (ma lo sapevamo tutti che andava fatta)oltre all’applicazione della lettera di intenti. E qui cosa si fa? Invece di varare un governo di unità nazionale come il buon senso imporrebbe si ciaccola e si briga x andare al voto anticipato. Per votare con questa legge elettorale per salvare il salvabile, la cadrega, il diritto alla pensione dei parlamentari.

Altro che bene dell’Italia. Una persona seria, amante del proprio Paese si sarebbe dimesso due minuti dopo e non avrebbe imposto dimissioni condizionate quando non si hanno più i numeri. Ha sbagliato il Presidente Napolitano. Non è più tempo di trattare su nulla. E’ tempo di salvare l’Italia e gli italiani, non una minima parte di essi. Una parte infinitesimale. Un parte guidata da un uomo che anche stamani ha avuto la faccia tosta di dire che l’Italia sta bene, che non crollerà, che i nostri conti sono a posto, che facendo l’equazione risparmio italiano e debito pubblico siamo i secondi in Europa per solidità. Ma per favore signor Berlusconi, la faccia finita di dire eresie, ci rimette lei in primis e poi tutti noi poveri mortali. Si guarda alla Francia, che sta peggio di noi si dice. Vero, però ci spieghino perché l’iva in Francia pur essendo stata elevata di due punti è al 7% e non al 21, ci si spieghi perché noi dovremmo andare in pensione a 67 anni mentre in Francia ora che è stata innalzata la soglia, ci vanno a 62…. Ci si spieghi perché hanno maggiori servizi di noi. Ce lo spieghi caro Cavaliere con troppe macchie  e troppa vergogna, e con lei tutti i suoi paladini di una tavola che non è rotonda ma piena di spigoli.

La sua condizione per mollare la poltrona non ha convinto nessuno e i mercati, sempre quelli che non dovrebbero mai gestire le sorti di un Paese, ci stanno facendo a pezzi. E se questo è il risultato della sua riunione di famiglia, beh se lo lasci dire, la sua di famiglia non vale la distruzione di milioni di famiglie di italiani né l’ennesimo 8 settembre della nostra Storia nazionale.

Un vero leader, un vero statista sa quanto è giunto il momento di mollare, specie quando non siamo in uno stato di guerra. Ma evidentemente, lei, se ne infischia dell’Italia e degli italiani e preferisce gettare una nazione nel sacro fuoco del caos, pur di salvare la sua di famiglia e le sue aziende. Intento nobile se lo facesse per salvaguardare il posto di lavoro dei suoi dipendenti ma, ahimè, lei quell’impulso non sa nemmeno dov’è di casa.

Per questo le rinnovo l’invito fattogli qualche giorno fa. Se ne vada in pensione, l’età c’è tutta. Se ne vada in pensione alle Barbados e non in Sardegna perché l’Italia, se non l’ha capito ancora, non la vuole più nemmeno vedere in fotografia. E chi glielo chiede non è certo un terribile comunista, quelli che lei odia tanto, ma uno di quelli che ha rischiato la pelle nelle strade d’Italia in nome dell’anticomunismo militante. Erano altri tempi, c’erano altre ragioni….ma lei per quelle strade, lei il grande avversario del bolscevismo mondiale, per quelle strade non c’era. Per quelle strade si scontravano giovani che avevano una ideologia e che in nome di quelle idee, contrapposte, accettavano anche di morire. Lei a quel tempo suonava nelle orchestrine su delle navi da crociera…. E continua a farlo.

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Lui prende il volo….. ma noi restiamo a terra!

Ebbene, forse, siamo arrivati al dunque. Lui ha deciso magnanimamente di prendere il volo dopo l’approvazione delle misure economiche chieste dall’Europa.

Noi però restiamo a terra, sommersi dalle macerie del disastro economico che la sua ostinata permanenza ha generato (leggesi interessata… per salvare le sue aziende).

Non c’è ormai molto di cui rallegrarsi. La situazione economica del nostro beneamato paese è molto compromessa e la stretta vigilanza internazionale ne è la testimonianza.

L’Italia, nell’economia reale, ovvero quella che lavora e produce, si potrebbe anche salvare perchè è sana, ma in quella pubblica è a un passo dal default. Se ci si arriva, e c’è da augurarsi che riusciamo ad evitarlo, trasciniamo con noi l’intero sistema monetario europeo e va a farsi benedire anche l’economia reale.

Una domanda sorge spontanea allora: Chi ci ripagherà dell’aumento astronomico del nostro debito pubblico generato dai tassi di interesse schizzati alle stelle grazie a più di un anno di NON governo dell’Italia e al balletto delle dimissioni annunciate ma non ancora ufficialmente date?
So già la risposta: nessuno!

Dopo di Lui arriverà un governo, quale che sia, che chiederà lacrime e sangue sempre ai soliti noti per ripianare la voragine. La classe media produttiva già allo stremo sparirà dall’Italia sommersa di tasse e ogni genere di contributi di solidarietà e prelievi forzosi. E i poveri se è possibile saranno ancora più poveri.

Ma mi chiedo allora: Possibile che non si possa finalmente inaugurare la Terza Repubblica con una norma che imponga la responsabilità giuridica ed economica dei governanti quando questi per loro merito o demerito portano un paese sull’orlo della rovina? Se un piccolo o medio imprenditore porta alla bancarotta la propria impresa e lascia a casa i dipendenti viene trascinato in tribunale e risponde con i propri averi personali della sua incapacità professionale. E chi invece ha responsabilità addirittura nazionali allora, non deve anch’esso rispondere a maggior ragione in solido di ciò che ha combinato?
So già purtroppo la risposta anche a questa domanda: Tale norma appartiene al mondo dei sogni!

In Italia, sopratutto questa Italia berlusconizzata dove il falso in bilancio è stato depenalizzato, chi rompe non paga e se ne va con la cassa e i cocci sono di chi paga.
Come si dice “cornuti e mazziati”.

Giorgio Puppi

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